Programmazione Cinema PINDEMONTE
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Nel 1991, un triplice omicidio commesso sui monti del Sud Sardegna porta alla rapida condanna di un uomo innocente: Beniamino Zuncheddu. Tre gradi di giudizio in un anno per dare un ergastolo. Venticinque anni dopo, un giovane avvocato decide di lottare – pro bono – per restituirgli la libertà. Zustissia è la storia di una vita rubata dal più lungo errore giudiziario della storia italiana: 33 anni di ingiusta detenzione. Ed è anche la storia dell’emozionante battaglia che l’avvocato Mauro Trogu e altri alleati hanno ingaggiato per arrivare alla revisione del processo e all’assoluzione, giunta il 26 gennaio 2024.
Zustìssia, tratto dal libro di Mauro Trogu e Beniamino Zuncheddu “Io sono innocente”, segna il debutto alla regia di Francesco Piras e fa leva sulla solidità del soggetto e della sceneggiatura di Lisa Nur Sultan e Niccolò Gentili, che trasformano in narrazione cinematografica una vicenda complicatissima, uno stillicidio costellato di depistaggi e battute d’arresto.
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Francia, 1958. Michel lavora in banca come consulente al credito per le imprese, e regolarmente rifiuta prestiti a idee di business che avranno un futuro – come il supermercato, le cinture di sicurezza o l’IKEA – a favore di quelle di breve respiro, ma che confermano la sua idea di mondo. Hélène, sua moglie, resta a casa a cucinare, passare l’aspirapolvere e lavare i panni a mano – finché tramite un concorso non vince una lavatrice “moderna”. Il figlio Lucien studia latino e si prepara a un avvenire da maschi alfa (nonostante appaia chiaramente come un beta), la figlia Jeanne invece ha davanti a sé l’unica prospettiva di “sposare bene”: peccato che, a 17 anni, rimanga incinta di André, il figlio dei vicini senz’arte né parte.
Ma la nuova lavatrice creerà un corto circuito che spedirà Michel ed Hélène nel 2025, in una realtà parallela che vede tutto capovolto: lei lavora in banca con successo, lui resta a governare una casa ipertecnologica, Jeanne è in procinto di sposarsi – ma non con André – e Lucien vive con il cellulare in mano e le cuffie in testa.
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Nota orario con (*):
Una nuova rivisitazione dell’iconico *Ragione e sentimento* di Jane Austen: una storia di amore e sorellanza affascinante, brillante e in cui è facile rispecchiarsi, con protagoniste Daisy Edgar-Jones ed Esmé Creed-Miles.
Per mantenere un senso di autenticità e dare raffinatezza al film, le scene sono state girate in vere dimore storiche inglesi, tra Dartmoor e l’Oxfordshire, alla National Gallery e a West Wycombe Park, un meraviglioso palazzo nel Buckinghamshire.
83° Mostra del Cinema di Venezia - selezione ufficiale
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Paolo Marra ha ucciso sua moglie, senza un perché. Divorato dal senso di colpa, decide di costituirsi: vuole pagare, scontare la pena, ridare dignità alla donna che ha ucciso e a sé stesso. Tra poliziotti distratti, avvocati zelanti, cartomanti e complicati cavilli burocratici, nessuno lo prende sul serio. L’uomo si scopre vittima di un paradosso kafkiano: per quanto lo desideri, non riesce a farsi arrestare. Il perfetto capro espiatorio di una società grottesca che ignora chi vuole redimersi.
La sceneggiatura, scritta dai Fratelli D’Innocenzo insieme al regista, costruisce sapientemente l’assurdità della vicenda di un uomo che si costituisce alla Polizia reo confesso dell’omicidio della moglie ma che entra all’interno di un iter burocratico kafkiano in cui non riesce ad affermare la sua colpevolezza. Naturalmente l’utilizzo del tono grottesco è paradossale per cercare di raccontare come la violenza sulle donne faccia magari più fatica a essere immediatamente percepita come tale.
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Benché creda nel proprio lavoro e nella “missione” di Facebook, l’ingegnere informatico Frances Haugen rimane incredula di fronte a evidenze degli effetti di Facebook sul comportamento umano. Sembra che la connessione tra l’algoritmo e la tendenza alla radicalizzazione sia ricorrente e tutt’altro che casuale: Frances decide di condividere i suoi sospetti con Jeff Horwitz, giornalista del Wall Street Journal in cerca di informazioni per assemblare un articolo che denunci i pericoli del social network. Tra titubanze e complicazioni, l’indagine dei due porterà alla luce scioccanti verità.
Non si racconta più la nascita di una piattaforma destinata a cambiare il mondo, ma la scoperta di ciò che quella piattaforma è diventata. Ispirato ai Facebook Files, l’inchiesta in sei puntate pubblicata dal Wall Street Journal nel 2021, il film segue la collaborazione fra la whistleblower Frances Haugen e il giornalista Jeff Horwitz, impegnati a portare alla luce le responsabilità dell’azienda rispetto agli effetti dei suoi algoritmi.
Se allora l’oggetto di indagine erano le ragioni che avevano portato Zuckerberg a trasformare il rancore personale in modello di business, oggi l’intento è dichiaratamente politico. Come nel cinema americano anni’70 di Pakula, Sorkin vuole tirare le somme sui danni di Facebook e affrontare apertamente il vulnus inflitto dal social network al già compromesso tessuto sociale.