Programmazione Cinema KAPPADUE
83° Mostra del Cinema di Venezia - concorso
Ingresso a tutti gli spettacoli 3,50€
Programmazione:
Una storia d’amore in cui i confini tra presenza e assenza, cura e dipendenza, desiderio e controllo si confondono fino a dissolversi. Leo e Anne si inseguono, si sfiorano, si perdono, si cercano. Non riescono a lasciarsi né a liberarsi. Tra le stanze risuona la voce di Ava che attraversa il tempo e lascia affiorare ciò che resiste, o che non può più essere trattenuto.
82° Mostra del Cinema di Venezia - concorso
Premio FIPRESCI e Premio Marcello Mastrianni per la miglior interpretazione a Luna Wedler
Cinema in Festa - ingresso 3,50€
Programmazione:
2020. Un neuroscienziato proveniente da Hong Kong giunge come visiting professor in un’università della Germania. La sua specializzazione consiste nello studiare la mente dei neonati. Qui inizia un esperimento sul grande albero mentre il Covid si diffonde.
1908. Sempre nello stesso ateneo assistiamo alla non facile ammissione alla facoltà di Botanica della prima ragazza. La stessa trova un impiego come assistente presso un fotografo e scopre tutte le potenzialità del mestiere.
1972. Due giovani studenti iniziano una relazione che vede al centro la cura e lo studio delle reazioni di un geranio a quanto gli accade intorno.
Dal 21 al 24 settembre Cinema in Festa: tutti i film a 3,50€
Programmazione:
A Gerusalemme, nell’epoca del Mandato britannico della Palestina, il giovane Yusuf lavora come autista per il facoltoso Amir Atef e sua moglie, la giornalista Khuloud. Punto di contatto tra gli ambienti altolocati cittadini e la realtà rurale del paese, il giovane proviene dal villaggio di Al-Basma, dove cova la ribellione contadina nei confronti dei coloni ebrei, che prendono sempre più il controllo dei territori, e della repressione militare britannica, rappresentata dal capitano Wingate. Dopo la notizia della spartizione del paese tra ebrei e arabi, nel 1937, il conflitto esplode nel villaggio e coinvolge la famiglia di Yusuf e quella della giovane vedova Rabab, la quale a sua volta ha una figlia e dei genitori anziani di cui preoccuparsi.
Espressamente concepito e realizzato dalla regista Annemarie Jacir come prospettiva palestinese sugli eventi cruciali della rivolta araba del 1936, questo dramma storico getta le dolorose fondamenta per un secolo successivo di conflitti israelo-palestinesi, ben prima della nascita dello stato di Israele e della guerra del 1948.
83° Mostra del Cinema di Venezia - Orizzonti
Lunedì 28 settembre in sala la regista Anna Foglietta
prima della proiezione delle 21,00. Prevendite aperte presso la biglietteria
Erika e Mauro vivono in provincia, dentro una quotidianità semplice fatta di abitudini rassicuranti e piccoli gesti. Quando la figlia Irene parte per studiare in un’altra città, la casa si svuota e l’equilibrio su cui la coppia ha costruito la propria esistenza sembra incrinarsi. Erika, che ha sempre abitato il mondo attraverso la cura degli altri, si scopre improvvisamente senza direzione. Mauro, cresciuto nel rigore emotivo di un padre autoritario, tenta a suo modo di reagire riempiendo il vuoto, ma finisce per confrontarsi con una fragilità mai confessata. Nel tempo sospeso che segue riaffiorano ferite lontane e desideri dimenticati. Sarà proprio questa crisi intima e profonda a spingerli a guardarsi davvero e a capire se e come possono trasformare se stessi e di conseguenza il loro amore.
“Desideravo realizzare un film di relazione, in cui la vera protagonista fosse l’anima. Un film costruito sull’attesa, sui movimenti minimi e sui rituali quotidiani. Attraverso le crepe interiori dei personaggi volevo far emergere verità e inquietudini silenziose che spesso scegliamo di non nominare, fino a una domanda centrale: sappiamo ancora desiderare? La macchina da presa è diventata uno strumento di ascolto più che di rappresentazione, sostando sui volti e lasciando agli sguardi il compito di raccontare ciò che le parole non riuscivano a dire. Le inquadrature statiche e prive di tagli interni nascono dalla necessità di abitare il tempo emotivo dei personaggi senza imporre risposte. Anche i primi piani non sono mai del tutto centrati: tra noi e loro si frappone un filtro, un velo che rende la loro natura solo parzialmente afferrabile. Ho ricercato insieme agli attori una nudità interiore fragile e dirompente, fondamentale per la storia, perché senza la loro vulnerabilità il cuore del film non avrebbe battuto. È stato un atto d’amore e una richiesta di fiducia. L’ascolto fra tutti sul set, dagli attori ai reparti e alla troupe, ha contribuito a rendere ogni elemento del film unico, coerente e preciso. Ma è stata proprio questa chiarezza del percorso ad accogliere l’imprevisto: è come se il film, nella sua preziosa imprevedibilità, si fosse rivelato davvero” Anna Foglietta
83° Mostra del Cinema di Venezia - Gran Premio della Giuria
Programmazione:
Nota orario con (*):
Di notte, sui tetti di Tel Aviv, vanno in scena le registrazioni di testimonianze anonime da parte di operatori dell’intelligence e membri dell’esercito israeliano, che dal 2023 hanno preso parte ai sistematici spionaggio, sorveglianza e uccisione di civili palestinesi a Gaza. Prodotto dal The Guardian e dalle pubblicazioni israelo-palestinesi “+972 Magazine” e “Local call”, il documentario fa un resoconto delle tecnologie – dalle intercettazioni all’hackeraggio, per arrivare all’intelligenza artificiale – usate per il monitoraggio della popolazione e di come esse agiscano in diretto supporto a una campagna pluriennale di bombardamenti, droni e cecchini che hanno prodotto decine di migliaia di morti in tutta la Cisgiordania negli ultimi anni.
Dopo il successo globale ottenuto con “NO OTHER LAND” la “metà” israeliana del collettivo di quattro registi del documentario premio Oscar sposta l’obiettivo dai territori occupati della Cisgiordania fino al cuore di Tel Aviv.
Lo fa adattando per lo schermo in modo lucido ed essenziale il lungo processo di giornalismo investigativo che a partire dal 2023 ha raccolto le incendiarie testimonianze di israeliani che hanno preso parte al genocidio palestinese.
Composto esclusivamente di immagini notturne della skyline cittadina, con una macchina da presa che scruta fino all’interno dei salotti e delle stanze nei quali la popolazione vive indisturbata il proprio quotidiano (grande enfasi è posta sulle TV accese con i proclami di un onnipresente Netanyahu e di altri esponenti governativi e mediatici), il lavoro di Yuval Abraham e Rachel Szor si gioca tutto sulla distanza tra lo sfondo e il primo piano, in cui nasconde volti e voci di persone sui tetti mentre confessano di una progressiva realizzazione di ciò a cui stavano partecipando.
Maria Angeles è una donna spagnola che vive da sola a Tangeri. Sua figlia Clara arriva da Madrid per vendere l’appartamento in cui ha sempre vissuto. Maria Angeles fa di tutto per mantenere la sua casa. Lungo il percorso, e contro ogni previsione, riscopre l’amore e il desiderio.
Cannes79 - concorso
In un futuro prossimo, a Yokohama, la coppia dei Komoto, che ha tragicamente perso il figlio di sette anni Kakeru, decide di avvalersi di REbirth, un programma pensato per le famiglie nella loro situazione: riceveranno in prova gratuita un androide guidato dall’intelligenza artificiale, con le fattezze e i ricordi di Kakeru, destinato a diventare un surrogato in tutto e per tutto del figlio perduto. Il padre Kensuke è inizialmente scettico, laddove la madre Otone si affeziona istantaneamente al nuovo Kakeru, scegliendo di vivere nell’autosuggestione. Finché una visita della madre e della sorella non riportano Otone alla realtà, mentre il nuovo Kakeru stringe segretamente amicizia con altri suoi “simili”.
Universalmente riconosciuto come uno dei principali cantori della realtà famigliare e del rapporto tra legami ereditati e invece scelti, in Sheep in the Box Hirokazu Kore-eda si muove su un terreno noto.
Programmazione:
Nota orario con (*):
Dalla base statunitense americana di Bulperson vengono attivati dal generale Ripper i B52 armati con ordigni nucleari contro l’Unione Sovietica. In base alle modalità previste solo lo stesso Bulperson può richiamare i velivoli utilizzando un codice segreto. Il generale però è un maniaco depressivo. Nella War Room, con la presenza del Presidente degli USA, bisogna decidere come intervenire.
Prendendo le mosse dal romanzo “Red Alert” di Peter George decide di affrontare il tema del conflitto nucleare esplorando da par suo e nella sua filmografia, una nuova modalità di espressione. Decide infatti di realizzare una commedia satirica in cui mettere alla berlina la stupidità e la follia dei cosiddetti strateghi senza dimenticare riferimenti diretti alla realtà.
Il poliedrico Peter Sellers (impegnato con tre ruoli diversi che in origine avrebbero dovuto essere addirittura quattro) quando indossa i panni dello scienziato pazzo ha un accento germanico non solo nel doppiaggio italiano ma anche nell’originale (imitava “Wegee” un reporter tedesco di cronaca nera degli anni ’50). Il riferimento a Wernher Von Braun (ideatore per il nazismo dei razzi V-2 che colpirono Londra durante la Seconda Guerra Mondiale, passato insieme ad altri colleghi nelle fila degli scienziati americani al termine del conflitto e padre dell’astronautica statunitense) non è casuale. Quel braccio che scatta in maniera irrefrenabile era ed è un’immagine che resta nella Storia del Cinema.
I tre spazi in cui si sviluppa la vicenda (la War Room, la base di Bulperson e il B-52) consentono a Kubrick di sperimentare soluzioni visive che vanno dall’omaggio al noir fino all’utilizzo della camera a mano sia nell’attacco alla base che sull’aereo. In entrambi i casi Kubrick diviene operatore del proprio cinema impugnando la macchina da presa.