Programmazione Cinema FIUME
Programmazione:
Francia, 1958. Michel lavora in banca come consulente al credito per le imprese, e regolarmente rifiuta prestiti a idee di business che avranno un futuro – come il supermercato, le cinture di sicurezza o l’IKEA – a favore di quelle di breve respiro, ma che confermano la sua idea di mondo. Hélène, sua moglie, resta a casa a cucinare, passare l’aspirapolvere e lavare i panni a mano – finché tramite un concorso non vince una lavatrice “moderna”. Il figlio Lucien studia latino e si prepara a un avvenire da maschi alfa (nonostante appaia chiaramente come un beta), la figlia Jeanne invece ha davanti a sé l’unica prospettiva di “sposare bene”: peccato che, a 17 anni, rimanga incinta di André, il figlio dei vicini senz’arte né parte.
Ma la nuova lavatrice creerà un corto circuito che spedirà Michel ed Hélène nel 2025, in una realtà parallela che vede tutto capovolto: lei lavora in banca con successo, lui resta a governare una casa ipertecnologica, Jeanne è in procinto di sposarsi – ma non con André – e Lucien vive con il cellulare in mano e le cuffie in testa.
83° Mostra del Cinema di Venezia - concorso
Programmazione:
Bari, 1999. Anna, Walter e i figli Alice e Tobia sono “quello che gli altri vorrebbero diventare”, ovvero una famiglia ricca, felice e di successo. Walter è titolare della sartoria Colonna, ereditata dal nonno e trasformata nel negozio di Bari centro da dove passa tutta l’alta borghesia cittadina per rifornirsi delle uniformi consone al proprio status sociale; Tobia è una giovanissima promessa del calcio; Alice è stata appena scelta per una pubblicità della Barilla; e Anna è moglie e madre modello, se non fosse per quel sogno irrealizzato di diventare un’attrice che sta cercando di realizzare attraverso la figlia, e quella strana abitudine di mangiare rotelle di liquirizia a nastro per placare un’ansia senza nome.
Roma, 2026. Anna si presenta nel modesto appartamento romano di Alice, ora ventenne, in una notte di pioggia scrosciante, e comincia a raccontarle una storia che ha inizio proprio nel lontano 1999, durante la festa a casa Colonna per celebrare l’ultimo Ferragosto del millennio. Ed è la storia degli incontri con un’estranea che le ha proposto patti faustiani e irrinunciabili.
83° Mostra del Cinema di Venezia - concorso
Programmazione:
83° Mostra del Cinema di Venezia - Orizzonti
Premio Orizzonti a Riccardo Scamarcio - migliore interpretazione
Premio Orizzonti - migliore sceneggiatura
Programmazione:
Dario è padre di un bambino disabile, al quale dedica ogni cura e attenzione, ed ha un bellissimo rapporto con il figlio adolescente di suo fratello. Nel crescente legame con il nipote ritrova il figlio che avrebbe voluto avere, e assume il ruolo del padre che avrebbe potuto essere. Un gioco di proiezioni e desideri inespressi che finirà per incrinare l’equilibrio interiore di Dario e travolgere l’intera famiglia.
Esordio nel lungometraggio di finzione di Tommaso Landucci che porta tutta la sua delicatezza e profondità nel raccontare un conflitto familiare e, soprattutto, le difficoltà genitoriali legate al mondo della disabilità.
La sceneggiatura infatti, firmata dal regista e da Damiano Femfert, che ha vinto numerosi premi tra cui il Solinas, lavora su quel particolare aspetto che può verificarsi all’interno delle famiglie, ad esempio tra un padre o una madre, allorquando si inizia a preferire un figlio all’altro, un nipote a un figlio e via discorrendo.
83° Mostra del Cinema di Venezia - selezione ufficiale
Programmazione:
Paolo Marra ha ucciso sua moglie, senza un perché. Divorato dal senso di colpa, decide di costituirsi: vuole pagare, scontare la pena, ridare dignità alla donna che ha ucciso e a sé stesso. Tra poliziotti distratti, avvocati zelanti, cartomanti e complicati cavilli burocratici, nessuno lo prende sul serio. L’uomo si scopre vittima di un paradosso kafkiano: per quanto lo desideri, non riesce a farsi arrestare. Il perfetto capro espiatorio di una società grottesca che ignora chi vuole redimersi.
La sceneggiatura, scritta dai Fratelli D’Innocenzo insieme al regista, costruisce sapientemente l’assurdità della vicenda di un uomo che si costituisce alla Polizia reo confesso dell’omicidio della moglie ma che entra all’interno di un iter burocratico kafkiano in cui non riesce ad affermare la sua colpevolezza. Naturalmente l’utilizzo del tono grottesco è paradossale per cercare di raccontare come la violenza sulle donne faccia magari più fatica a essere immediatamente percepita come tale.
Programmazione:
Benché creda nel proprio lavoro e nella “missione” di Facebook, l’ingegnere informatico Frances Haugen rimane incredula di fronte a evidenze degli effetti di Facebook sul comportamento umano. Sembra che la connessione tra l’algoritmo e la tendenza alla radicalizzazione sia ricorrente e tutt’altro che casuale: Frances decide di condividere i suoi sospetti con Jeff Horwitz, giornalista del Wall Street Journal in cerca di informazioni per assemblare un articolo che denunci i pericoli del social network. Tra titubanze e complicazioni, l’indagine dei due porterà alla luce scioccanti verità.
Non si racconta più la nascita di una piattaforma destinata a cambiare il mondo, ma la scoperta di ciò che quella piattaforma è diventata. Ispirato ai Facebook Files, l’inchiesta in sei puntate pubblicata dal Wall Street Journal nel 2021, il film segue la collaborazione fra la whistleblower Frances Haugen e il giornalista Jeff Horwitz, impegnati a portare alla luce le responsabilità dell’azienda rispetto agli effetti dei suoi algoritmi.
Se allora l’oggetto di indagine erano le ragioni che avevano portato Zuckerberg a trasformare il rancore personale in modello di business, oggi l’intento è dichiaratamente politico. Come nel cinema americano anni’70 di Pakula, Sorkin vuole tirare le somme sui danni di Facebook e affrontare apertamente il vulnus inflitto dal social network al già compromesso tessuto sociale.