Programmazione Cinema FIUME
83° Mostra del Cinema di Venezia - concorso
Programmazione:
Bari, 1999. Anna, Walter e i figli Alice e Tobia sono “quello che gli altri vorrebbero diventare”, ovvero una famiglia ricca, felice e di successo. Walter è titolare della sartoria Colonna, ereditata dal nonno e trasformata nel negozio di Bari centro da dove passa tutta l’alta borghesia cittadina per rifornirsi delle uniformi consone al proprio status sociale; Tobia è una giovanissima promessa del calcio; Alice è stata appena scelta per una pubblicità della Barilla; e Anna è moglie e madre modello, se non fosse per quel sogno irrealizzato di diventare un’attrice che sta cercando di realizzare attraverso la figlia, e quella strana abitudine di mangiare rotelle di liquirizia a nastro per placare un’ansia senza nome.
Roma, 2026. Anna si presenta nel modesto appartamento romano di Alice, ora ventenne, in una notte di pioggia scrosciante, e comincia a raccontarle una storia che ha inizio proprio nel lontano 1999, durante la festa a casa Colonna per celebrare l’ultimo Ferragosto del millennio. Ed è la storia degli incontri con un’estranea che le ha proposto patti faustiani e irrinunciabili.
83° Mostra del Cinema di Venezia - film di chiusura
Programmazione:
Nel cuore del ‘600 c’è un uomo che parla di Dio come nessuno aveva fatto prima di lui: è Frate Leopoldo da Casamacchia che racconta il Vangelo con una gioia contagiosa portando, a chi lo ascolta, sollievo e speranza. Il suo messaggio si diffonde di villaggio in villaggio, conquistando il cuore di migliaia di persone che iniziano a seguirlo ovunque. Un clamore che porta il Papa ad affidare il caso al cardinale Maculani, il più autorevole inquisitore del suo tempo. Quello che nasce come un processo si trasforma in un confronto inatteso, destinato a mettere in discussione convinzioni che sembravano incrollabili. Mentre il destino di Leopoldo sembra ormai segnato, quello di Maculani e di chi come lui è stato colto dal dubbio prende direzioni inattese.
È il film più ambizioso e riuscito del regista Giovanni Veronesi con Pierfrancesco Favino in uno dei vertici della sua carriera insieme a Silvio Orlando che, con il personaggio del cardinale Maculani, aggiunge un tassello ai suoi sempre più convincenti ruoli ecclesiastici.
Palma d'oro miglior regia - Festival di Cannes 1995
Programmazione:
Nota orario con (*):
Una giornata in una delle tante banlieue parigine. Un giorno uguale a molti altri per l’ebreo Vinz, il maghrebino Said e il nero Hubert. Se non fosse che un loro amico, il sedicenne Abdel, è stato pestato dalla polizia in seguito agli scontri della notte precedente e adesso è sospeso tra la vita e la morte in ospedale. Durante i tumulti, Vinz ha trovato la pistola persa da un agente. Il ragazzo giura che la userà per vendicarsi, nel caso in cui Abdel muoia.
Un film folgorante, con dialoghi battenti, dal ritmo teso e serrato, che non lascia un attimo di respiro, girato in uno splendido e funzionalissimo bianco e nero, sporco e allucinato. Perché non c’è spazio per le sfumature e tanto meno per i colori, nel mondo svelato dal giovane talento francese Mathieu Kassovitz. Un mondo dove non si va tanto per il sottile: due fazioni in lotta; da una parte “noi”, dall’altra “loro”. Tutti cattivi, nessuno buono, nessuno condannato, nessuno assolto. Non c’è cieca adesione nello sguardo del regista, né giudizio morale. Solo un estremo e spietato rigore realistico nel tratteggiare uno spaccato sociale, senza mai scadere nel sociologismo spicciolo. Con un occhio a tanta cronaca francese e al meglio del cinema americano di genere, omaggiato nelle citazioni di Scarface, Il Cacciatore, Taxi Driver, in quella scena di Vinz allo specchio che rifà De Niro e fa esplodere tutta la bravura e l’intensità drammatica che consacrano il talento di un giovane Vincent Cassel.
Kassovitz, meritatamente premiato per la migliore regia al Festival di Cannes, osserva la banlieue con la giusta distanza, senza spingere all’identificazione con i suoi protagonisti, ma con il coraggio di chi non teme di sporcarsi le mani – e la faccia, come accade al naziskin da lui stesso interpretato – evitando così il pericolo di un freddo distacco di superiorità. Il risultato è un film duro, ottimamente congegnato, stilisticamente perfetto, con una superba direzione attoriale.
83° Mostra del Cinema di Venezia - selezione ufficiale
Programmazione:
Paolo Marra ha ucciso sua moglie, senza un perché. Divorato dal senso di colpa, decide di costituirsi: vuole pagare, scontare la pena, ridare dignità alla donna che ha ucciso e a sé stesso. Tra poliziotti distratti, avvocati zelanti, cartomanti e complicati cavilli burocratici, nessuno lo prende sul serio. L’uomo si scopre vittima di un paradosso kafkiano: per quanto lo desideri, non riesce a farsi arrestare. Il perfetto capro espiatorio di una società grottesca che ignora chi vuole redimersi.
La sceneggiatura, scritta dai Fratelli D’Innocenzo insieme al regista, costruisce sapientemente l’assurdità della vicenda di un uomo che si costituisce alla Polizia reo confesso dell’omicidio della moglie ma che entra all’interno di un iter burocratico kafkiano in cui non riesce ad affermare la sua colpevolezza. Naturalmente l’utilizzo del tono grottesco è paradossale per cercare di raccontare come la violenza sulle donne faccia magari più fatica a essere immediatamente percepita come tale.
Programmazione:
Nota orario con (*):
Una nuova rivisitazione dell’iconico *Ragione e sentimento* di Jane Austen: una storia di amore e sorellanza affascinante, brillante e in cui è facile rispecchiarsi, con protagoniste Daisy Edgar-Jones ed Esmé Creed-Miles.
Per mantenere un senso di autenticità e dare raffinatezza al film, le scene sono state girate in vere dimore storiche inglesi, tra Dartmoor e l’Oxfordshire, alla National Gallery e a West Wycombe Park, un meraviglioso palazzo nel Buckinghamshire.
83° Mostra del Cinema di Venezia - concorso
Coppa Volpi a John Malkovic per la migliore interpretazione
Programmazione:
Nota orario con (*):
Santiago del Cile, 1973. Alla vigilia del golpe militare che rovescerà il governo democratico uccidendo il presidente socialista Allende, due uomini della CIA, il cinico Chris e il più giovane Lee, si recano sull’Isola di Pasqua per trascorrere qualche giorno da turisti. Chris, che ha un passato di “successi” in Congo e Guatemala e ha forse ricoperto un ruolo chiave nell’assassinio di Kennedy, ha problemi di memoria, qualche rimpianto, una strana compassione per le falene e la tentazione di smettere una buona volta di mentire, dopo aver variamente praticato la copertura della verità per tutta la vita. Lee lo accompagna e lo sorveglia, gravato da un compito doloroso. Intanto, il fatto che Chris voglia scrivere le sue memorie preoccupa il loro capo MJ al punto da fargli prendere un aereo per gestire la situazione di persona una volta per tutte.
Programmazione:
Gino Cecchettin è un padre vedovo con tre figli che accudisce con amore, in sostituzione della moglie: Elena, Giulia e Davide. La prima vive già fuori casa, la seconda sta per laurearsi in ingegneria biomedica, il terzo è ancora minorenne. La notte in cui Giulia non torna a casa senza avvisare, cosa non da lei, Gino comincia a preoccuparsi, soprattutto dopo che scopre che lei era in compagnia del ragazzo che aveva da poco lasciato. Tutto il paese veneto di Vigonovo, e poi anche la televisione nazionale, si mobilitano alla ricerca di Giulia, e in Gino e nei suoi famigliari cresce l’ansia per le sorti di quella ragazza di 22 anni solare e positiva, scomparsa alla vigilia di una laurea tanto attesa. Anche perché l’ex fidanzato era geloso, controllante, vittimista e ricattatorio, mentre Giulia, come dirà la sorella ai media, era una persona buona su cui i sensi di colpa facevano facile leva.
Con Se domani non torno Paola Randi, insieme alla cosceneggiatrice Lina Nur Sultan, affronta uno dei casi di femminicidio (perché si chiama così) più strazianti del recente passato, e un vulnus nella coscienza del nostro Paese, partendo dal libro di Gino Cecchettin “Cara Giulia”.
E lo fa compiendo una scelta narrativa radicale: non partire da Giulia, che appare solo in qualche flashback, ma da suo padre e la sua famiglia, nonché dallo sbigottimento di fronte ad una perdita così terribile e in qualche misura annunciata (dal punto di vista del senno di poi). Il film si divide in tre parti di durate molto diverse, come se fossero i tre atti di una tragedia, e il più esteso e riuscito è senza dubbio il primo, che ricostruisce i giorni subito dopo la scomparsa di Giulia Cecchettin attraverso lo sguardo, i gesti quotidiani, la routine domestica spezzata e persino le piccole stereotipie di suo padre.
Programmazione:
Benché creda nel proprio lavoro e nella “missione” di Facebook, l’ingegnere informatico Frances Haugen rimane incredula di fronte a evidenze degli effetti di Facebook sul comportamento umano. Sembra che la connessione tra l’algoritmo e la tendenza alla radicalizzazione sia ricorrente e tutt’altro che casuale: Frances decide di condividere i suoi sospetti con Jeff Horwitz, giornalista del Wall Street Journal in cerca di informazioni per assemblare un articolo che denunci i pericoli del social network. Tra titubanze e complicazioni, l’indagine dei due porterà alla luce scioccanti verità.
Non si racconta più la nascita di una piattaforma destinata a cambiare il mondo, ma la scoperta di ciò che quella piattaforma è diventata. Ispirato ai Facebook Files, l’inchiesta in sei puntate pubblicata dal Wall Street Journal nel 2021, il film segue la collaborazione fra la whistleblower Frances Haugen e il giornalista Jeff Horwitz, impegnati a portare alla luce le responsabilità dell’azienda rispetto agli effetti dei suoi algoritmi.
Se allora l’oggetto di indagine erano le ragioni che avevano portato Zuckerberg a trasformare il rancore personale in modello di business, oggi l’intento è dichiaratamente politico. Come nel cinema americano anni’70 di Pakula, Sorkin vuole tirare le somme sui danni di Facebook e affrontare apertamente il vulnus inflitto dal social network al già compromesso tessuto sociale.