Programmazione Cinema FIUME
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Per generazioni di spettatori, Willy il Coyote è stato il più ostinato dei sognatori. Da decenni insegue Beep Beep senza mai riuscire ad acchiapparlo, finendo puntualmente vittima dei marchingegni più improbabili prodotti dalla Acme. Tra esplosioni, precipizi, razzi impazziti e invenzioni difettose, è diventato uno dei simboli più universali, divertenti e romantici del fallimento, ma anche e soprattutto della perseveranza. Lui non si arrende, mai.
Tratto dal racconto breve Coyote v. Acme di Ian Frazier, pubblicato sul New Yorker nel 1990, il film parte da una domanda semplicissima: e se Willy il Coyote decidesse finalmente di chiedere conto alla Acme di tutti quei prodotti difettosi? La risposta è una clamorosa causa legale contro l’azienda che per anni gli ha venduto razzi, trappole e gadget tanto ingegnosi quanto disastrosi. DOPO ANNI DI RINCORSE, OSTACOLI E CADUTE NEL VUOTO, IL COYOTE È TORNATO ED È PRONTO A FAR SALTARE IN ARIA TUTTO!
Diretto da Dave Green, scritto e prodotto anche da James Gunn, che ha co-firmato il soggetto, Coyote vs. Acme è una commedia divertentissima che mescola live action e animazione con Will Forte nel ruolo dell’avvocato che decide di affiancare Willy nella sua battaglia legale, mentre John Cena interpreta l’ambizioso e spietato legale difensore della Acme.
Nel film non potevano mancare anche tutti gli iconici protagonisti dei Looney Tunes: specialmente Bugs Bunny e Daffy Duck avranno un ruolo di primo piano nella vicenda, affiancando Willy nella sua incredibile sfida. Coyote vs. Acme porta al cinema due rivincite: quella di Willy contro la Acme e quella di un film che tutti davano per spacciato e che invece è riuscito ad arrivare nelle sale.
That’s all, folks! (per ora)
Venezia83 - fuori concorso
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2025. I fratelli Noel and Liam Gallagher, ovvero il cuore della band Oasis, non si sono parlati per 15 anni e non sono apparsi insieme in concerto per 16, ma decidono di partire in un tour attraverso varie parti del mondo. I fan in delirio riempiono gli stadi da Cardiff a Manchester, dal Brasie all’Argentina, dal Giappone agli Stati Uniti. I due fratelli hanno personalità diverse e per certi versi contrastanti: Liam è il frontman carismatico e umorale, una mina vagante con un passato di assuefazione ad alcol e droghe ma anche dotato di un talento puro che esprime cantando con le mani dietro la schiena, per proiettare in avanti tutta la rabbia e l’aggressività di cui è capace; Noel è il solido professionista che ha firmato tutti i successi della band, guadagnando una fortuna in royalties, e facendo fronte alle bizze del fratello minore. Fra i due torna sul palco del tour il chitarrista Bonehead, “parte del suono e della dinamica della band”, che non suonava più con i Gallagher dal 1989 ma che per questa reunion si mette in mezzo a loro, un po’ farcitura del panino, un po’ ago possibile paciere (ricordiamo che a Parigi nel 2009 Liam prese a chitarrate Noel, evento che portò il fratello maggiore a sciogliere la band).
Oasis: Don’t Look Back In Anger è il racconto intenso e appassionato di quella rimpatriata, che non solo ha ricongiunto il pubblico con la band il cui “Defintely, Maybe” nel 1994 è stato l’album di una band inglese a vendere il maggior numero di copie nel minor tempo e i cui due protagonisti nel 1996 erano “popolari come i Beatles”, ma ha anche cementato la pace fra i fratelli Gallagher, impresa in passato giudicata impossibile dagli stessi Noel e Liam.
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1975. Tony è uno studente diciannovenne iscritto al Vassar College che sogna di diventare uno scrittore e concorre per una borsa di studio che finanzi lo sviluppo di un suo primo, ipotetico romanzo. È convinto di avere in tasca quella borsa grazie alla sua parlantina, e ci tiene soprattutto a convincere sua madre di non essere il cialtrone che lei crede. È anche innamorato di una compagna di scuola, Nancy, e per farsi bello con lei le assicura di avere già vinto quel riconoscimento.
Quando scopre che invece è andato a un’altra studentessa decide di partire per Provincetown, la cittadina balneare di Cape Cod dove Nancy si è trasferita per l’estate, convinto di poterla conquistare. A Provincetown Tony trova lavoro come lavapiatti presso un fast food di pesce capitanato da Ciro, un individuo latinoamericano bizzarro ma generoso, e popolato da uno staff sui generis fra cui spicca Sal, tanto carismatico quanto collerico e ingestibile. Sarà questa la sua improbabile introduzione al mondo dell’alta cucina che lo renderà celebre nel mondo.
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Dalla base statunitense americana di Bulperson vengono attivati dal generale Ripper i B52 armati con ordigni nucleari contro l’Unione Sovietica. In base alle modalità previste solo lo stesso Bulperson può richiamare i velivoli utilizzando un codice segreto. Il generale però è un maniaco depressivo. Nella War Room, con la presenza del Presidente degli USA, bisogna decidere come intervenire.
Prendendo le mosse dal romanzo “Red Alert” di Peter George decide di affrontare il tema del conflitto nucleare esplorando da par suo e nella sua filmografia, una nuova modalità di espressione. Decide infatti di realizzare una commedia satirica in cui mettere alla berlina la stupidità e la follia dei cosiddetti strateghi senza dimenticare riferimenti diretti alla realtà.
Il poliedrico Peter Sellers (impegnato con tre ruoli diversi che in origine avrebbero dovuto essere addirittura quattro) quando indossa i panni dello scienziato pazzo ha un accento germanico non solo nel doppiaggio italiano ma anche nell’originale (imitava “Wegee” un reporter tedesco di cronaca nera degli anni ’50). Il riferimento a Wernher Von Braun (ideatore per il nazismo dei razzi V-2 che colpirono Londra durante la Seconda Guerra Mondiale, passato insieme ad altri colleghi nelle fila degli scienziati americani al termine del conflitto e padre dell’astronautica statunitense) non è casuale. Quel braccio che scatta in maniera irrefrenabile era ed è un’immagine che resta nella Storia del Cinema.
I tre spazi in cui si sviluppa la vicenda (la War Room, la base di Bulperson e il B-52) consentono a Kubrick di sperimentare soluzioni visive che vanno dall’omaggio al noir fino all’utilizzo della camera a mano sia nell’attacco alla base che sull’aereo. In entrambi i casi Kubrick diviene operatore del proprio cinema impugnando la macchina da presa.